tartufo bianco tondello

Tartufo Bianco

Volgarmente chiamato Tartufo Bianco, ma il suo nome scientifico è Tuber Magnatum Pico. Stiamo parlando del più pregiato tra i funghi. Un prodotto di terra che può toccare cifre stellati. Il prezzo del tartufo bianco è altalenante ma sempre su cifre alte. Deve la sua preziosità principalmente ad una offerta del prodotto piuttosto blanda, in quanto è difficile da reperire. Il costo del tartufo bianco scende se la stagione non è molto promettente, per scarse piogge, siccità. Mentre, in ottime condizioni, il costo del tartufo bianco sale vertiginosamente.Tutti questi fattori fanno in modo che i prezzi non siano affatto accessibili, in quanto reperire dei tartufi bianchi di buona qualità è alquanto difficile, con condizioni meteorologiche avverse.

In questo articolo proverò a dettagliare meglio questo prodotto, quindi tutti i tipi di tartufo bianco e la normativa della regione Molise in merito. Vi ricordo, comunque, che il prodotto è disponibile sul nostro shop, con quotazioni settimanali: Tartufo Bianco Fresco (Tuber Magnatum Pico).

Tuber Magnatum Pico

Viene anche chiamato tartufo bianco pregiato o trifola bianca. Può raggiungere dimensioni molto importanti, anche sopra i 15 cm di diametro. Chiaramente maggiore sarà la grandezza ed il peso, maggiore sarà il prezzo del tartufo bianco.

E’ formato da un carpoforo, quindi da un corpo a forma di tubero, infatti spesso è confuso con tubero. Ma, in realtà, stiamo parlando di un vero e proprio fungo. Il peridio, quindi la parte più esterna del fungo, di colore giallo. A volte possiamo trovare un peridio con venature di colore verde.

La parte interna, quindi la gleba, ha il colore della nocciola, chiaramente a maturità raggiunta. Inoltre presenta delle venature bianche che possono assumere anche il colore della ruggine. Cresce spontaneamente in autunno fino all’inizio dell’inverno. Cresce in terreni marnosi e calcarei, ricchi di vegetazione e particolarmente umidi.

Il tartufo bianco ha un odore piuttosto pungente e forte, da ricordare addirittura il gas. E’ molto digeribile ma purtroppo si altera con la cottura. Infatti è sovente cucinato pochissimo, bensì si mangia a crudo.

tartufo bianco fresco
tartufo bianco fresco

Il Tartufo Bianco in Molise

In Molise, la raccolta del tartufo bianco, coinvolge ogni anno un numero sempre più ampio di persone. Chi lo fa per hobby, chi per lavoro, c’è chi addirittura alterna il proprio lavoro alla ricerca del famosissimo fungo, diventando quindi un vero e proprio tartufaio.

Il problema nasce quando i tartufai diventano un numero spropositato. Purtroppo negli ultimi decenni, l’habitat naturale di questo fungo è spesso vittima di razzia e raccolta indiscriminata. Infatti queste pratiche poco ortodosse di raccolta hanno messo a dura prova le tartufaie naturali. La raccolta con utensili come le zappe oppure la raccolta in momenti vietati dal regolamento regionale, o ancora incendi, taglio sregolato dei boschi stanno man mano riducendo le aree di crescita del tartufo bianco.

Al fine di ridurre al minimo queste pratiche e risolvere gran parte di questi problemi, la regione Molise ha emanato una sua normativa interna. L’intento è quello di disciplinare quindi la raccolta, coltivazione e commercializzazione dei tartufi.

Dove cresce il tartufo bianco

Il tartufo bianco cresce e si sviluppa in terreni disgregati delle rocce calcaree. Inoltre possono essere suoli di marne e arenarie, con presenza di argilla. Preferisce un terreno povero di fosforo ed azoto, ma piuttosto ricco di potassio e ferro.

Il tartufo bianco pregiato preferisce luoghi di crescita esposti a nord oppure a nord-est. Infatti non è difficile trovarlo ai margini del letto di un fiume o in ambienti comunque umidi.

Come si forma il tartufo bianco non è ancora del tutto palese. Questo perché la sua riproduzione avviene comunque sottoterra. Nel caso in cui esso venga raccolto è importantissimo che il tartufaio ricomponga il più possibile lo scavo fatto per estrarre il tartufo. Nel caso in cui lo stesso non viene raccolto, sarà sicuramente mangiato da animali oppure si marcirà nel sottosuolo. Cosa fondamentale è che in entrambi i casi verranno liberate le spore che serviranno a formare nuovi tartufi.

Principalmente occorre precisare che il tartufo bianco si sviluppa e vive in simbiosi con alcune piante. Questo “matrimonio” deriva dal fatto che entrambi si scambiano nutrienti reciprocamente. In particolare il tartufo bianco si trova insieme al carpino nero, la farnia, la roverella, il nocciolo.

La normativa in Molise

La normativa regionale si è più volte espressa sulla raccolta del tartufo bianco. In primo luogo per andare a tartufi è necessaria l’abilitazione che avviene mediante il conseguimento del tesserino di idoneità. Tutta la procedura per ottenerlo è descritta qui: abilitazione alla raccolta dei tartufi

Gli strumenti utili alla raccolta del bianco sono tre:

  • cani da tartufo, al massimo due;
  • una piccola vanga;
  • una borsa.
Cane da tartufo

Non sono assolutamente ammesse zappe, o altri strumenti che possano distruggere la tartufaia. Una volta estratto il tartufo dalla tartufaia occorrerà ricoprire interamente lo scavo fatto per consentire alle spore di riprodursi nuovamente. Agire in maniera diversa è assolutamente fuorilegge oltre che provocare un danno di notevole entità. Spesso, purtroppo, i cavatori lasciano le buche aperte, sia per fretta che per negligenza.

L’ausilio del cane è fondamentale, in quanto in mancanza di esso sarebbe necessario scavare troppo ed in maniera troppo ampia, pertanto la tartufaia morirebbe.

Una volta che il cane ha individuato la tartufaia, il cavatore può lasciare che il cane continui a scavare fino ad arrivare al fungo. In alternativa può allontanarlo continuando autonomamente lo scavo. Dovrà farlo completamente a mano, se vuole evitare di danneggiarlo o intaccarlo.

Il cane deve essere ricompensato con un “regalino” che può essere un pezzo di carne, dei croccantini. In questo modo il cane capirà che il suo premio è dovuto al lavoro fatto.

L’aroma al tartufo bianco

La maggior parte dei prodotti trasformati che troviamo in commercio hanno, al loro interno, un aroma. Questo magico aroma. Ma entriamo nel dettaglio. In etichetta possiamo trovare due indicazioni:

  • aroma, che indica la presenza di un aroma chimico;
  • aroma naturale, qui avremo solo aroma naturale di tartufo.

La differenza è sicuramente molto importante in termini di salute.

Il bismetiltiometano

Normalmente, nei prodotti a base di tartufo o aromatizzati, è prassi utilizzare un aroma di sintesi: il bismetiltiometano. Un aroma chimico, poco salutare, spesso denunciato dalle associazioni di categoria. Esso è aggiunto alle preparazioni a base di tartufo perché arricchisce di odore tutto il composte. Lo fa diventare così intenso che c’è chi crede che quell’odore così forte sia veramente reale. Purtroppo l’assenza di leggi a riguardo, contribuisce all’uso spropositato di questo componente chimico.

Non tocca a me dire o meno se il bismetiltiometano sia cancerogeno o meno, ma sicuramente un derivato del petrolio non può apportare benefici al nostro organismo. Inoltre ne vale del valore dei nostri tartufi. Abbiamo un prodotto così buono e genuino da doverlo infangare, come sempre, con un derivato chimico. Peraltro il tartufo bianco naturale non ha quell’aroma così forte e imponente. E’ profumato sì, ma non a quel punto.

Questo anche per dirvi che tutti i prodotti, a base di tartufo, presenti sul nostro sito, sono assolutamente liberi da bismetiltiometano. Utilizziamo solo ed esclusivamente tartufi molisani prodotti con l’ausilio di aroma naturale. Essi sono:

Mi raccomando, leggete sempre a fondo l’etichetta. Non fatevi ingannare dai big dell’industria. Spendete piuttosto qualche euro in più, vi torneranno in salute! Io sono dell’idea che un prodotto costoso come il tartufo non lo si mangia tutti i giorni. Quindi spendere qualcosa in più nel momento in cui si decide di acquistarlo non cambia nulla. Almeno si ha la certezza di mangiare un prodotto totalmente naturale.

Dalla patria del Tartufo Bianco è tutto. A presto.



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Scritto da
Lina Petraglione
Nativa dell’Italia meridionale, Lina vive a Cercemaggiore a circa mille metri di altezza sul livello del mare. Ama passeggiare nella natura che circonda la sua abitazione ed il pastificio di famiglia. Da sempre appassionata di cibo di qualità e di erbe spontanee, che lontano dal lavoro ama raccogliere nelle campagne incontaminate del suo paese.

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